Forse è un po’ tardi per la risposta ma spero di essere utile...non mi sento di dare consigli migliori di chi qua dentro pratica, ha praticato, o ha conosciuto direttamente persone del campo. Detto questo, tempo fa feci molte ricerche sulla rete e, personalmente, le arti marziali che mi hanno incuriosito di più sono state la Muay Thai e il JKD, mi hanno bene in molti del Wing Tzun, ma ho messo prima il JKD perchè in teoria dovrebbe essere superiore per i motivi che leggerete dopo, comunque proprio perchè è teoria non posso fare considerazioni.
Da quello che ho capito gli sport da combattimento tipo la kick boxing somigliano molto alla Muay Thay, ma sono più "morbidi" (relativamente )e più semplici rispetto ad essa proprio per renderli sport.
La Muay Thai gode di grande fama per il suo carattere devastante, si basa molto sull'intensità e la durezza più che sul concetto di bellezza o di arte.
Il JKD è l'arte creata da Bruce Lee, e Bruce Lee la creò con l'esatto scopo di renderla efficace, eliminando dal Wing Tzun le cazzate tradizionali che non servivano e provando in situazioni reali le cose effettivamente utili.
Si tratta sempre di impegno...uno può conoscere l'arte marziale più completa ma aver poca esperienza ed essere non tanto "efficace" rispetto a un'altro che sa solo pochi colpi ma che al contrario si è trovato a combattere tantissime volte e ad allenarsi più duramente.
Ora scrivo qualcosa che trovai in rete (non ricordo dove):
Muay Thai. Si racconta che in passato fu organizzata una sfida tra praticanti di Thai Boxe e di Kung Fu, tra thailandesi e cinesi….Risultato? Tutti KO a favore dei thailandesi. I praticanti di Kung Fu addossarono la colpa di tale sconfitta al fatto che non avevano l'abitudine di indossare i guantoni e che così non potevano applicare le varie tecniche della gru, del serpente, sui punti vitali, ecc… I Thai boxers concessero quindi la rivincita lasciando la libertà agli avversari di non usare i guantoni e di combattere senza regole. Com'è finita secondo voi? Nuovamente tutti KO a favore dei discendenti di Nai Khanom Thom. Ma com'è possibile ciò? Nella Thai Boxe allenano solo 4 pugni, 2 calci, gomitata e ginocchiata ma anche nel Kung Fu hanno tali colpi, più molti altri! La risposta non è da ricercare nel numero delle tecniche ma nel metodo di allenamento e nella sua intensità, semplice no? Forse troppo per alcuni…Nella Muay Boran molte delle tecniche di calci portati al disotto della cintura sono col tempo passate in disuso per lo scarso utilizzo fatto delle stesse durante le competizioni sportive: delle moltissime tecniche di quel genere solo i calci circolari (noti ormai come low kicks) portati alle gambe per fiaccare la resistenza dell’avversario ed i calci frontali portati alle cosce o all’inguine al fine di mantenere una distanza a noi consona, sono rimasti parte integrante del bagaglio tecnico di ogni buon pugile che voglia misurarsi sul ring. In realtà lo stile di lotta tradizionale siamese, in quanto nato come supporto tecnico della elite militare che si trovava a combattere in condizioni estreme sui campi di battaglia dell’epoca, disponeva di moltissime tecniche di calcio che prendevano di mira i bersagli sensibili per eccellenza come i testicoli o le ginocchia, retaggio di un tempo in cui anche i combattimenti in tempo di pace venivano disputati senza regole, ad oltranza ed ovviamente senza categorie di peso. Soprattutto i combattenti di piccola statura si specializzavano spesso in colpi a sorpresa che, contro attacchi alla testa di pugno o di calcio, permettevano di “tagliare le gambe” all’avversario, così come erano soliti dire i maestri del passato, rendendolo completamente inoffensivo perché incapace di reggersi in piedi e quindi di combattere. Quanto più l’avversario è irruente e quindi poco scaltro, tanto più sarà agevole evitare la potenza dei suoi attacchi mettendolo in condizioni di non nuocere con azioni velenose mirate alle parti esposte delle sue gambe o dell’inguine.
Jun Fan Jeet Kune Do. Bruce Lee iniziò con il Wing Tsun ma, rendendosi conto dei limiti delle arti marziali tradizionali, studiò molti metodi di combattimento e si focalizzò in particolare su boxe e scherma, in questo modo integrò al wing tsun il combattimento sulla lunga e media distanza, creando così il Jun Fan Kung Fu, in seguito fece evolvere la sua arte sviluppando nuove tecniche trovandone i punti deboli creando quello che ha poi chiamato JKD. E’ da sottolineare che il JKD non è affatto un assemblaggio di varie arti marziali o tecniche diverse perché ogni tecnica è stata creata da Bruce Lee provandola e modificandola in combattimenti reali. (Attualmente il Jeet Kune Do è rappresentato da Due Scuole: la Scuola "Original" e la Scuola "Concepts". Le Due Scuole si originano dalla diversa interpretazione del Jeet Kune Do assunta da Sifu Dan Inosanto. La Scuola "Original" difende e promuove il bagaglio tecnico e le metodologie d’allenamento esplorate da Bruce Lee fino alla sua morte. La Scuola "Concepts" è frutto della ricerca postuma di Inosanto "di ciò che è utile da assorbire..." che comprende la visitazione di più di 20 arti marziali differenti applicate con i "Concetti" del Jeet Kune Do.)
Wing Tsun. Il WT non è basato sulla forza fisica o sull'abilità acrobatica e , anzi, permette alle persone più deboli di difendere se stesse. Il WT insegna come usare la forza dell'avversario per usarla contro di lui. I movimenti di autodifesa del WT derivano dai riflessi tattili che sono meccanicamente e direttamente determinati dall'attacco dell'avversario. In questo senso il WT non è suscettibile di "finte" volte a fare cadere in errore il praticante. Il WT può essere imparato in tempi brevi ai fini della difesa personale ed approfondito nel tempo nei suoi aspetti di vera arte marziale tradizionale cinese. La sua efficacia non risiede in evoluzioni stilistiche o in trucchi per creduloni , ma nella totalità rivoluzionaria dei sui semplici concetti.
Shaolin Quan. Da esso derivano la maggior parte delle arti marziali Cinesi (e forse anche Giapponesi). Ha avuto origine nel tempio di Shaolin sul monte Songshan a Dengfeng nella provincia dell'Henan, e venne chiamato con il nome del tempio. La leggenda ritiene che il fondatore dello Shaolin Quan fu un monaco indiano, Bodhidarma ma oggi non è certa l'attendibilità di questa tesi. Egli scelse come luogo di diffusione della sua dottrina il tempio Shaolin-tsu, dove si rese conto che i monaci avevano un fisico debole, così codificò 18 esercizi. Col passare del tempo i monaci dovettero sviluppare le loro capacità combattive per difendersi dai briganti e svilupparono così lo Shaolin-tsu-chuan.
Kenpō (noto in occidente anche con la traslitterazione adattata Kempo) è un'arte marziale giapponese di origine cinese. Il kenpō era probabilmente praticata dal VII secolo dai monaci buddisti di Shaolin e divenne prima il Jiaodishu, poi il Kaiko (sotto l' influenza mongola) e infine Kenyu o arte del pugno, per le sue tecniche di pugno, forti e veloci, e per gli agili spostamenti delle gambe durante il combattimento.
Karate. Il Karate nasce ad Okinawa dalla fusione tra il Te Giapponese e il Kenpō Cinese. Nei secoli XVII e XVIII le persone che dal Giappone si recavano in Cina, cercarono di apprendere quel che potevano: tecniche sparse che adattarono al loro fisico ben più robusto del fisico di un cinese.
Viet Vo Dao. E’ la sintesi moderna delle Scuole di Arti Marziali Vietnamite. A differenza di altre regioni asiatiche, dove la pratica delle arti marziali divenne la prerogativa di una classe sociale precisa e privilegiata, i Kchatrya in India, i Samurai in Giappone, in Vietnam l’arte marziale nata in ambito contadino si sviluppò con esso.
Jujitsu. Il Jūjutsu, conosciuto anche come Jujitsu, è un'arte marziale giapponese il cui nome significa letteralmente jū (flessibile, cedevole, morbido) e jutsu (arte, tecnica, pratica). Il jūjutsu era praticato dai bushi (guerrieri) che se ne servivano per giungere all'annientamento fisico dei propri avversari provocandone anche la morte,a mani nude o con armi. In molte arti marziali, oltre all'equilibrio del corpo, conta molto anche la forza di cui si dispone. Nel Ju Jitsu, invece, la forza della quale si necessita proviene proprio dall'avversario. Più si cerca di colpire forte, maggiore sarà la forza che si ritorcerà contro. Il principio, quindi, sta nell'applicare una determinata tecnica proprio nell'ultimo istante dell'attacco subito, con morbidezza e cedevolezza, in modo che l'avversario non si accorga di una difesa e trovi, davanti a sé, il vuoto. La leggenda del salice.Esisteva un tempo, molti secoli fa, un medico di nome Shirobei Akiyama. Egli aveva studiato le tecniche di combattimento del suo tempo, comprese altre tecniche che imparò durante i suoi viaggi in Cina compiuti per studiare la medicina tradizionale e i metodi di rianimazione, senza però ottenere il risultato sperato. Contrariato dal suo insuccesso, per cento giorni si ritirò in meditazione nel tempio di Daifazu a pregare il dio Tayunin affinché potesse migliorare. Accadde che un giorno, durante un' abbondante nevicata, osservò che il peso della neve aveva spezzato i rami degli alberi più robusti che erano così rimasti spogli. Lo sguardo gli si posò allora su un albero che era rimasto intatto: era un salice, dai rami flessibili. Ogni volta che la neve minacciava di spezzarli, questi si flettevano lasciandola cadere riprendendo subito la primitiva posizione. Questo fatto impressionò molto il bravo medico, che intuendo l' importanza del principio della non resistenza lo applicò alle tecniche che stava studiando dando così origine ad uno degli stili più antichi del JuJutsu, lo Yoshin Ryu (scuola dello spirito del salice),tutt'ora esistente e che da 400 anni si tramanda tecniche di combattimento a mani nude e con armi in maniera quasi del tutto invariata.
Ciao a tutti.