Effetto di posizione (effetto declino e curva ad "U")
Nell'analisi statistica dei risultati delle prove ESP sono emerse delle regolarità o, comunque, delle caratteristiche nella distribuzione dei risultati, che presentano notevole interesse, sia perché costituiscono delle anomalie inspiegabili con le leggi del caso, e quindi avvaloranti la realtà dell'ESP, sia perché rivelano delle modalità, in alcuni casi abbastanza ripetitive, con cui l'ESP tende a manifestarsi. La più frequente è l'effetto declino che consiste nella tendenza a diminuire i risultati positivi nel corso dell'esperimento. Questo effetto sembra mostrare una relazione tra capacità Psi ed i processi psicologici ordinari, come la memoria e l'attenzione. Risulta, infatti, che in taluni casi il soggetto si comporti come se si stancasse durante lo svolgimento delle prove.
Di particolare interesse sono le cosiddette curve ad "U", consistenti nel fatto che un soggetto diminuisce il rendimento nel corso delle prove con una leggera risalita finale, ottenendo così i risultati migliori all'inizio ed alla fine della serie. La risalita finale si ha quando i soggetti sanno che l'esperimento sta per terminare. Anche nei fenomeni psicologici ordinari avviene che al principio ed alla fine dello svolgimento di una qualsiasi attività in cui è coinvolta una facoltà tipicamente psicologica, come l'attenzione, le prestazioni o i risultati sono migliori. Così, se si trascrive graficamente su un diagramma l'andamento del fenomeno, esso si distribuisce secondo una curva ad U. Serva in proposito qualche esempio. Il bambino che impara a memoria una poesia ricorda più il principio e la fine che la parte centrale. L'attenzione durante una conferenza è buona in principio, minima al centro, si rialza verso la fine.
Ebbene, anche negli esperimenti di ESP il fenomeno ha, in una data serie di prove, un simile andamento. Tale fatto è uno di quelli che ha maggiormente scosso la resistenza di molti ricercatori quando lo hanno riscontrato nel corso dei loro esperimenti. La sua importanza risiede nel fatto che dimostra inequivocabilmente la presenza, in un esperimento di ESP, di un fattore psichico. Se i risultati fossero semplicemente casuali o accidentali, questo effetto della curva ad "U" non potrebbe prodursi. Avremmo pertanto una distribuzione essenzialmente casuale dei risultati.
Il biofeedback
Quello stato psicofisiologico, caratterizzato all'elettroencefalogramma dalla prevalenza di onde alfa, è ritenuto molto interessante dai parapsicologi perché, in qualche caso, ha permesso ad alcuni soggetti di esprimere in modo assai convincente le loro potenzialità Psi. È uno stato di rilassamento psicomotorio, di calma, in cui una persona lascia fluire liberamente i pensieri e le fantasie che si presentano alla mente. Negli anni '60, a San Francisco, Joe Kamiya, nel corso di uno studio sul funzionamento del cervello, scoprì una semplice tecnica che insegnò ai soggetti da lui sperimentati, per autoindursi uno stato mentale ricco di onde alfa. Quando, con l'ausilio di un elettroencefalografo, Kamiya riscontrava il comparire di queste onde, avvertiva il soggetto con un segnale convenzionale. Ciò permetteva a quest'ultimo di riconoscere il proprio ingresso nello stato alfa e, dopo un certo allenamento, di potere provocare, potenziare e gestire autonomamente questa condizione. Nacque, in questo modo, una nuova branca della neurofisiologia chiamata "biofeedback", termine difficilmente traducibile in italiano. Alcuni lo rendono con "alimentazione a ritorno" o "processo con retroazione", ecc.. Per chiarire meglio il suo significato, in cibernetica feedback indica un dispositivo, una struttura elettronica abbastanza complessa ed articolata, capace di regolare o modificare per proprio conto il suo funzionamento. Nei suoi sviluppi successivi, il biofeedback ha consentito di esercitare un certo controllo su alcuni processi interni come la generazione di particolari onde cerebrali, la variazione della propria pressione arteriosa, ecc..
Sulla scia di queste scoperte, lo psicologo americano C.T. Tart cercò di rimediare al calo delle "performances" Psi dovute all'effetto declino. Infatti, durante le prove di ESP, il soggetto non viene normalmente a conoscenza dei risultati ottenuti se non alla fine della seduta sperimentale. Ciò può risultare, alla lunga, psicologicamente frustrante, inoltre non gli permette di riconoscere la facoltà di percezione extrasensoriale nel momento stesso in cui si sta manifestando. Tart provò, con un lusinghiero successo, ad applicare le tecniche di biofeedback di Kamiya alla sperimentazione Psi. Man mano che i soggetti fornivano una risposta, venivano immediatamente informati da un segnale luminoso quando la risposta era esatta. Così facendo, sembrava verosimile che essi imparassero a riconoscere l'insorgere del fenomeno paranormale e che lo potessero gestire al meglio, evitando di dare risposte sbagliate. Il suo principale esperimento con la tecnica del biofeedback ha visto 722 indovinamenti su 5.000 prove, significativamente al di sopra dell'attesa casuale di 500 risposte esatte (essendo la probabilità di 1:10), Al momento attuale, la tecnica del biofeedback è divenuta un'applicazione quasi costante nello studio sperimentale dell'ESP e della psicocinesi.
Effetto "pecore-capre"
È stato rilevato che i soggetti che non sono convinti nell'esistenza dell'ESP (stranamente indicati come "capre") hanno in genere una media di punteggi più bassa dei soggetti che invece credono nell'ESP (indicati come "pecore"). Molti di quelli che non credono nei fenomeni paranormali possono manifestare punteggi che sono quasi costantemente al di sotto della media casuale. Si è portati a credere che costoro, per ottenere i loro risultati negativi, debbano conoscere per via extrasensoriale i risultati positivi, per poi convertirli in risultati negativi, come se volessero dimostrare in questo modo il loro atteggiamento scettico nei riguardi dell'ESP.
Conclusione
I fenomeni paranormali di tipo Psi-cognitivo, sembra ormai chiaro, non si realizzano tramite gli organi di senso noti, ma sembrano rifarsi ad un canale di cui praticamente non si conosce nulla: né l'energia che li sostiene, né come questa supposta energia venga modulata alla fonte per codificare l'informazione, né l'organo attraverso il quale questa energia-informazione viene raccolta dal ricevente. Né, infine, sono noti i processi e le vie che fanno affiorare alla coscienza queste informazioni una volta che, in qualche modo, siano state decodificate dal ricevente. Ed ancora, tra le caratteristiche maggiormente tipizzanti questi fenomeni, forse le più sconcertanti sono quelle date dall'imprevedibilità e dall'ambiguità del loro modo di manifestarsi. Nessuno di noi può, a meno forse di casi veramente eccezionali, essere padrone al cento per cento delle proprie eventuali facoltà Psi. Anche quando queste esistono e compaiono con una certa frequenza, il loro riconoscimento è difficile, o perché singoli fatti vengono fatti rientrare nel comodo campo delle coincidenze, o perché si manifestano in forma complessa e non ne possiamo riconoscere pertanto la loro origine particolare.
Questo stato di cose ha fatto fiorire attorno al paranormale varie interpretazioni e vari atteggiamenti. In particolare la scienza non si è dichiarata soddisfatta dei risultati sin qui raggiunti. Vengono fatte critiche di carattere generale, critiche ai metodi e critiche all'eterogeneità della figura professionale dei parapsicologi. Tale figura non appare per niente ben definita: non si sa esattamente chi possa proclamarsi parapsicologo, quali titoli di studio debba esibire, a quali società di Parapsicologia debba appartenere, e perché tra i parapsicologi ci siano tante difformità di pensiero su questioni basilari e di principio sull'essenza stessa della Parapsicologia.
Da non trascurare, peraltro, il pesante dubbio che ancora grava su gran parte della sperimentazione Psi, concernente il sospetto di frode da parte dei sensitivi e, talora, anche da parte degli sperimentatori. Dubbio anche sui metodi sperimentali e sui criteri di valutazione dei risultati che appaiono spesso non uniformi e non sufficientemente rigorosi, se non errati.
La scienza, nel frattempo, si pone in uno stato di attesa. Essa si aspetta che i parapsicologi forniscano, con tutte le dovute garanzie, degli esperimenti in cui la fenomenologia Psi si presenti con i caratteri della misurabilità delle eventuali forze in gioco e della riproducibilità. Inoltre, se non è possibile dimostrare i fenomeni sperimentalmente e renderli riproducibili, i parapsicologi dovrebbero almeno sviluppare una teoria plausibile sul loro modo di operare e sulla loro natura. Forse, come ha suggerito il prof. Ferdinando Bersani, i tempi non sono ancora maturi, occorre aspettare che altre scoperte in altre branche della scienza diano nuovi strumenti e nuova luce per rischiarare anche i bui meandri in cui sembrano operare i fenomeni paranormali. A questo riguardo, un particolare interesse ed una speranza sono rivolti a certi aspetti della ricerca cosiddetta di frontiera, sia della fisica, sia delle neuroscienze e della psicologia.
L'impressione generale che oggigiorno si può ricavare è che la distanza tra la fenomenologia paranormale e quella di altre discipline vada gradualmente diminuendo. La natura stessa del mondo materiale viene discussa e riveduta, i principi finora imperanti nella scienza sembrano in buona parte inadeguati a comprendere quanto di nuovo traspare all'orizzonte. Da un fermo ed inossidabile meccanicismo, specie nelle scienze fisiche, si sta passando ad una visione intima della realtà sempre più rarefatta e sfuggente. La materia perde consistenza per trasformarsi in qualcosa di quasi impalpabile, astratto, retto a sua volta da regole che sembrano scaturire più dalla mente di un filosofo o di un iniziato che da quella di uno scienziato. E non è escluso che in questo magma sempre più informe, rappresentato da una scienza in vertiginosa trasformazione, possano inserirsi anche i fenomeni paranormali, conquistandosi una nicchia che, seppure piccola, appare ai nostri occhi preziosa.
Note
(nota 1) W.E. Cox, a questo proposito, ha condotto un'attenta ricerca ed ha verificato che negli Stati Uniti il numero dei passeggeri presenti sui treni coinvolti in disastri ferroviari era, in genere, mediamente inferiore a quello dei passeggeri presenti sugli stessi treni nei 10 giorni precedenti la sciagura.
http://digilander.libero.it/cspbologna/csp-new1/speciali/severi-esp.htm