LE BASI DEL LINGUAGGIO (PNL)

“i confini del mio mondo sono i confini del mio linguaggio”

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Cosa è il linguaggio

In termini di PNL il linguaggio è la mappa della mappa, la struttura superficiale dell’esperienza, ovvero la traduzione linguistica della rappresentazione sensoriale che ci facciamo della realtà la quale rappresenta invece la struttura profonda dell’esperienza.
Il nostro modo di parlare riflette il nostro modo di pensare. Il linguaggio, infatti, non è solo ciò che diciamo, ma ancora prima è ciò che pensiamo: le parole non sono soltanto strumenti attraverso cui articoliamo i pensieri, ma sono anche categorie (tipi logici) nelle quali vengono organizzate le esperienze sensoriali.
Quando parliamo, il linguaggio è solo il 7% della comunicazione, in quanto tutto il restante è comunicazione non verbale. Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, quindi, il linguaggio è quasi più importante per come agisce nel nostro pensiero e lo influenza piuttosto che nella sua espressione verbale con gli altri.
La traduzione in linguaggio è spesso un’operazione del tutto inconscia, ma ispira e rivela il nostro modo di intendere, decidere, agire e porci nel mondo.

Filtri linguistici

I filtri linguistici sono i processi attraverso i quali costruiamo la nostra mappa del mondo. Costituiscono delle “violazioni” alla definizione specifica e sensoriale della realtà. Sono tre:

  • 1.generalizzazioni;
  • 2.cancellazioni;
  • 3.deformazioni.
Essi non sono altro che meccanismi posti a salvaguardia del modello: indispensabili per orientarci, ma “pericolosi” e poco funzionali se sfuggono alla nostra consapevolezza ingannandoci su un’ipotetica identificazione tra territorio (realtà “oggettiva”) e realtà da noi percepita.
La generalizzazione è il processo attraverso cui le persone partendo da una esperienza specifica, la decontestualizzano traendone un significato universale. E’ in pratica una semplificazione della realtà con la quale creiamo categorie di riferimento.
La generalizzazione ci consente di gestire al meglio situazioni simili ad altre passate, recuperando le opportune risorse.
La cancellazione è un processo di selezione dell’esperienza. Le persone, infatti, prestano attenzione solo ad alcuni pezzi del proprio vissuto escludendone altri. Questo condiziona fortemente la propria rappresentazione del mondo: frasi del tipo “Sono a disagio”, “Avrei potuto fare meglio” oppure “Sto male”, sono esempi di come eliminiamo parti importanti dell’esperienza. Disagio per cosa? Meglio di che o di chi? Sono malato o cos’altro? Di cosa o per cosa in particolare?
La cancellazione ci consente di orientarci nel mondo concentrandoci in particolare su ciò che è funzionale per noi.
La deformazione è una percezione “distorta” della realtà. Interpretiamo il mondo esterno secondo le nostre mappe, adeguando la realtà alle nostre attese. Espressioni come “Tu mi rendi nervoso”, “Io non ti sono simpatico” o anche “E’ scorretto essere ritardatari”, sono esempi di come utilizziamo un singolo episodio per distorcere totalmente una situazione che, invece, può essere interpretata e vissuta in modi diversi.
La deformazione ci consente di “trasformare” la realtà adattandola ai nostri scopi, nonché di scegliere e decidere quali comportamenti adottare, immaginando nel futuro le loro conseguenze.

Il metamodello

La definizione di metamodello contenuta nel glossario di Dilts (“Convinzioni”) recita testualmente: “diciassette distinzioni linguistiche utilizzate per raccogliere informazioni altamente specifiche e di tipo sensoriale”.
In altri termini, il metamodello (detto anche “linguaggio di precisione”) è una batteria di domande tese ad approfondire e specificare la struttura profonda dell’esperienza, ovvero la rappresentazione sensoriale della realtà.
Attraverso il linguaggio, infatti, ciascuno comunica la propria mappa del mondo filtrando la mappa VAKOG mediante l’utilizzo dei tre procedimenti universali del modellamento umano: le generalizzazioni, le cancellazioni e le deformazioni.
Il metamodello ha proprio la funzione di “confrontare” (termine tecnico adoperato in vece di “riscontrare e ribattere”) tali espressioni (dette “violazioni”) al fine di risalire all’esperienza originaria sensoriale e riallargare la mappa per verificare che la costruzione che ci siamo fatti sia davvero funzionale ed ecologica.
Poiché non possiamo guidare una persona all’interno della propria mappa (che solo lei conosce), il metamodello ci consente di condurla ad una chiarificazione della sua esperienza interna ed alla consapevolezza delle soluzioni possibili per il suo problema (che si trova nella sua rappresentazione soggettiva della realtà).
Accanirsi per cambiare la realtà oggettiva non ha senso: per accedere a nuove alternative basta riorganizzare l’esperienza soggettiva effettuando alcune precise operazioni mentali (quali quelle indotte dalle domande del metamodello).

Uso del metamodello

E’ un procedimento molto utile ogni volta che si vuole:

  • -definire gli obiettivi, in modo che siano “ben formati”;
  • -elicitare gli stati, sia quello problema che quello desiderato;
  • -dare o raccogliere informazioni precise, in particolare confrontando le nominalizzazioni;
  • -individuare le opportune strategie di azione in relazione alle singole situazioni;
  • -rilevare le violazioni più frequenti per accrescere l’autoconsapevolezza sul processo di costruzione della propria mappa;
  • -approfondire la VAKOG dell’interlocutore; -allargare la mappa, confrontando in particolare le cancellazioni (per la legge della varietà necessaria è importante avere quante più possibilità di scelta); -operare il cambiamento e ristrutturare l’esperienza, confrontando nello specifico le deformazioni.
Generalmente è assai difficile individuare negli altri le violazioni che noi stessi compiamo più di frequente, mentre quelle da cui siamo “esenti” ci si evidenziano in modo pressoché automatico.

Generalizzazioni

Per generalizzare un’esperienza utilizziamo:
quantificatori universali: espressioni troppo generiche per essere reali ed oggettive (sempre, tutto, mai, nessuno, chiunque, ognuno, … ); operatori modali: predicati verbali che esprimono necessità, possibilità e volontà (devo, posso, voglio).
Un eccessivo utilizzo di generalizzazioni comporta il rischio di perdita di molti particolari dell’esperienza causando un impoverimento della mappa del mondo ed una conseguente restrizione delle possibilità di scelta dell’individuo.
Attraverso il metamodello è possibile aiutare la persona ad effettuare distinzioni e recuperare così la parte di informazione persa.
Se, ad esempio, una persona dice: “non ho mai avuto successo”, possiamo contestare questa generalizzazione in due modi: ricalcando il quantificatore utilizzato (“proprio mai mai?”) oppure proponendo un controesempio (“c’è stata una volta in cui hai avuto successo?”).

Cancellazioni

Il processo di cancellazione porta l’individuo ad avere una percezione della realtà ridotta rispetto all’esperienza completa: ciò può essere utile ed anche necessario in alcuni casi ma in altre situazioni può invece generare uno stato problema poiché la persona non riesce a vedere alcune proprie potenzialità o possibilità di scelte alternative.
I diversi tipi di cancellazione sono:

  • -cancellazione semplice: non è specificato a chi o a cosa si faccia riferimento (“ho paura”);
  • -cancellazione dell’indice referenziale: non è espresso l’attore dell’azione (“bisognerebbe agire”);
  • -spostamento dell’indice referenziale: la persona utilizza il “tu” anziché l'”io” come se l’esperienza non fosse riferita direttamente a sé (“in questi casi ti chiedi sempre cosa fare”);
  • -comparativo mancante: quando un’affermazione è priva del termine di paragone (“voglio migliorare questa azienda”);
  • -falso avverbio: sono gli avverbi che terminano in
  • -mente e derivano da una cancellazione; hanno potere persuasivo in quanto trasformano una valutazione puramente soggettiva in un’evidenza a carattere generale (“ovviamente a lei non importa”);
  • -verbi non specificati: non è chiaro in quale modo specifico avvenga l’azione (“lei mi rifiuta”); -nominalizzazioni: la trasformazione di un’azione in un sostantivo che porta a percepire la situazione come qualcosa di oggettivo e quindi di indipendente dal nostro agire (“è il mio carattere”).

Deformazioni

Le deformazioni si riferiscono ad elementi che entrano a far parte della mappa del mondo dell’individuo in maniera distorta rispetto alla realtà.
I processi di deformazione sono:

  • -causa/effetto: corrisponde alla convinzione che cause esterne controllino le proprie sensazioni, per cui la persona sente di non avere scelta nel suo modo di reagire (“lui mi fa arrabbiare”);
  • -lettura della mente: un’asserzione illecita su ciò che un’altra persona pensa o sente (“lui mi odia”);
  • -performativo mancante: viene espresso un giudizio di valore cancellando l’indice referenziale (“è giusto comportarsi così”);
  • -equivalenza complessa: due eventi vengono messi arbitrariamente in relazione tra loro, in modo che un concetto ne implica un altro; è qualcosa di più ampio di una causa-effetto (“se lei mi amasse non si comporterebbe così”);
  • -presupposti: si danno per scontate delle informazioni implicite, degli assunti di base non verificati che limitano le possibilità di scelta (“lo risolveremo insieme”).
Le deformazioni causa-effetto e le equivalenze complesse sono sempre presenti nella formazione delle convinzioni.

Sleight of mouth

Lo sleight of mouth (giocoliere di parole) è uno strumento estremamente potente per renderci consapevoli delle nostre convinzioni limitanti, le quali vengono generalmente rivelate da espressioni di causa-effetto o equivalenze complesse.
L’obiettivo è quello di mantenere l’intenzione positiva dietro ad un comportamento poco ecologico modificando il comportamento stesso e non la convinzione di base.
Anche lo sleight of mouth, come il metamodello, è una batteria di domande. Mira a spezzare il legame tra due eventi, vissuto come necessario ed ineluttabile, limitante perché non dà alternative di comportamento. In particolare, attraverso lo sleight of mouth si induce una persona a ridefinire la propria percezione rispetto ad un evento allargando la sua mappa con domande mirate tese a:

  • -ridefinire comportamento ed equivalenza (ristrutturazione del significato);
  • -cambiare prospettiva, contesto, cornice temporale;
  • -ricercare altre cause ed obiettivi;
  • -verificare intenzione, conseguenze e strategie;
  • -trovare valori alternativi (più elevati), controesempi, ecc.

Milton Model

Mentre il metamodello viene utilizzato per specificare meglio l’esperienza, al contrario il Milton Model, o modello eriksoniano, “permette a chi lo usa di essere abilmente vago, nel senso di fare asserzioni che sembrano specifiche e che invece sono abbastanza generiche da costituire un adeguato ricalco dell’esperienza di chi ascolta, qualunque essa sia” (Bandler e Grinder).
Si tratta di un “linguaggio di persuasione”, in quanto consente di fornire istruzioni, e quindi di convincere e guidare (leading) una persona, senza il rischio di entrare in contrasto con la sua specifica esperienza interna.
Il modello eriksoniano, infatti, “dà modo di costruire asserzioni nelle quali quasi tutti i dati specifici di informazione sono cancellati. Ciò obbliga l’ascoltatore a supplire unicamente con la sua esperienza interna a tutti gli elementi cancellati”.
Molte delle forme linguistiche adoperate dal Milton Model sono l’inverso di quelle del metamodello. Tra queste, particolarmente efficaci sono le nominalizzazioni, le cancellazioni, i verbi e gli indici referenziali non specificati, in quanto tutte inducono l’interlocutore a scegliere il significato che preferisce, ovvero quello che più si allinea alla sua esperienza soggettiva (mappa del mondo). Non a caso, i discorsi politici e gli slogan pubblicitari sono pieni di nominalizzazioni e di verbi non specificati.
Esistono poi altre forme del modello eriksoniano che non sono l’inverso del metamodello.
Le presupposizioni, ad esempio, sono un potentissimo modello linguistico che implicano la creazione di molte alternative le quali tutte però presuppongono la reazione che si vuole ottenere (e quindi ciò che non si vuole venga messo in discussione).
Es. Prima di realizzare questo progetto, vorrei discuterne con voi… Decidiamo come portare avanti questa iniziativa…

 

Offline Spillo

Bel post!
sarebbe più pragmatico se ci fossero degli esempi!;)
Spillo

 

Offline Davide bRiOz

Sei così figo che puoi metterli tu  😉

 

prospective

Concordo con te Brioz. Il post e’ quasi un trattato. E’ tra i piu’ lunghi che abbia visto. Penso che richiedere di piu’ sia un po’ fuori luogo. Inviterei a rileggerlo due o tre volte almeno

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